Geografie dell'anima

Tradizione e sperimentazione nell’opera di Stefanos Armakolas  dal 30/05/2026 al 13/06/2026

Fabbriceria dei Miracoli via del Corso 528 Roma (RM)


Geografie dell'anima Cosa resta del dialogo millenario tra Oriente e Occidente nel caos del presente? La risposta è in “Geografie dell’Anima”, la mostra personale di Stefanos Armakolas alla Fabbriceria dei Miracoli (via del Corso 528) dal 30 maggio al 13 giugno 2026, curata dall’Accademia Angelico Costantiniana. L’esposizione, che ha il Patrocinio dell'Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, non è solo una rassegna d’arte, ma il diario di bordo di un uomo partito dall’isola di Tinos nell’Egeo per approdare a Roma, diventando uno dei rari maestri viventi della tradizione Veneto-Cretese.

In Armakolas, la sobrietà dell'Arte Veneto-Cretese e la ricchezza cromatica post-bizantina si fondono con l'inquietudine dell’arte contemporanea. Maestro doratore, formato nelle botteghe storiche capitoline quando via del Babuino profumava ancora di vernici, l’artista trasforma il legno e l’oro in soglie verso l’invisibile.

LA CONFERENZA

Il percorso espositivo si apre alle 17,30 con la conferenza inaugurale “Lo spirito greco nell’arte dell’icona”,“ un’indagine necessaria che incrocia “Arte povera – Arte Aporetica”, radici estetiche e teologiche. Si apre con i saluti di Don Ercole Ceriani, Rettore di Santa Maria dei Miracoli, Gianluigi Rossi, Magnifico Rettore dell'Accademia Angelico Costantiniana e con gli interventi dello stesso Armakolas e dello scrittore e giornalista Maurizio Zuccari.


LA MOSTRA

La mostra “Geografie dell’Anima” Tradizione e sperimentazione nell’opera di Stefanos Armakolas si configura come un viaggio intenso e stratificato, capace di attraversare linguaggi, simboli e tensioni profonde della ricerca contemporanea. Pittore, scultore e iconografo, Armakolas costruisce un universo visivo in cui la tradizione dialoga costantemente con l’interrogazione filosofica e con una sensibilità profondamente attuale.

Il nucleo pittorico dell’esposizione si articola in tre principali direttrici: le icone, le opere aporetiche e le cosiddette “pietre filosofali”. Le icone rappresentano un punto di partenza e, allo stesso tempo, una radice mai abbandonata: non semplici immagini devozionali, ma spazi di meditazione, superfici in cui il sacro si manifesta come presenza silenziosa e sospesa. Qui la luce, la frontalità e la rigidità formale diventano strumenti per indagare il mistero dell’immagine e il suo potere di trascendenza.

Accanto a queste, le opere aporetiche introducono una dimensione di dubbio e tensione irrisolta. Il termine stesso richiama l’aporia, il punto in cui il pensiero si arresta, incapace di trovare una soluzione univoca. In queste opere, spesso costruite su fondi scuri e profondi, emergono simboli come apparizioni, frammenti di un linguaggio interiore che affiora dalla materia pittorica. Si tratta di immagini cariche di riferimenti autobiografici: Armakolas attinge alla memoria della sua terra d’origine, l’isola di Tinos in Grecia, luogo aspro e potente.

Qui la terra brulla, quasi priva di vegetazione, e gli alberi piegati e scolpiti dal vento assumono una qualità scultorea, mentre il mare, il cielo e la terra si fondono in un’unità primordiale. Questa esperienza originaria si traduce in una pittura che non descrive, ma evoca: un paesaggio interiore in cui natura, memoria e simbolo si intrecciano, dando forma a una tensione visiva densa e silenziosa.

Infine, le “pietre filosofali” rappresentano forse l’aspetto più enigmatico e simbolico della sua produzione. Qui il riferimento al mito alchemico diventa metafora di trasformazione interiore e ricerca di senso. Materia e spirito si intrecciano in opere che evocano processi di mutazione, sedimentazione e rinascita, suggerendo una visione dell’arte come pratica di conoscenza e trasfigurazione.

L'ARTE COME SALVAGENTE

Armakolas, stimolato anche dall'incontro con Jannis Kounellis, non teme di usare materiali di scarto — imballaggi e cartone vissuto — per imprimervi simboli universali come la scala o la rosa dei venti. Sono "salvagenti nella marea sociale distopica", segni che obbligano il visitatore a fermarsi. Come afferma l'artista: “Non esiste cosa più spirituale di un legno dorato. L’arte è qualcosa che sorprende, che devi andare a vedere. Bisogna lasciar parlare l’opera: ci racconta cose che vanno oltre la ragione.”

Nel loro insieme, questi percorsi delineano una poetica coerente e profondamente personale, in cui l’immagine non è mai fine a sé stessa, ma sempre soglia, passaggio, domanda aperta. La mostra invita il visitatore a sostare, osservare e lasciarsi attraversare da un’esperienza che è al contempo estetica e contemplativa, in equilibrio tra rigore formale e tensione spirituale.

INFORMAZIONI PRATICHE

Mostra: GEOGRAFIE DELL’ANIMA | Tradizione e sperimentazione nell’opera di Stefanos Armakolas


Sede: Fabbriceria dei Miracoli (via del Corso 528) a Roma.
Orari 9,00/19,00

A cura di: Accademia Angelico Costantiniana
https://www.accademiaangelicocostantiniana.org

Periodo: 30 maggio – 13 giugno 2025

Conferenza: Lo spirito greco nell’arte dell’icona, h.17,30



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