Marisa Calisti

Echi del tempo  dal 09/05/2026 al 31/05/2026

Galleria CENTRO Culturale Francavilla d'Ete (FM) Umberto I°, 3 Francavilla d'Ete (FM) (FM)


Marisa Calisti Marisa Calisti è nata a Montegiorgio nel 1953, consegue la maturità artistica all'Istituto Statale d'Arte di Fermo. Nel 1982 si laurea all'Università di Bologna in Lettere Moderne, si iscrive, nello stesso ateneo, alla scuola di Perfezionamento in Storia dell'Arte Medievale e Moderna.
Negli anni '90 consegue i Master in Didattica della Storia e Didattica dell'Arte all'Università di Roma. Ha pubblicato saggi e libri d'arte, collaborando con l'Università Politecnica delle Marche.
Nel 1995 cura la monografia dello scultore: Gaetano Orsolini, Montegiorgio 1884 Torino 1954 e in collaborazione con il professore Stefano Papetti, per la Motta Editori, la monografia del pittore Luigi Fontana, dal purismo all'eclettismo.
Per l'Università Politecnica delle Marche, Facoltà di Medicina e Chirurgia ha pubblicato negli anni 2006 e 2007 saggi di Arte e Scienza nel sec. XVII, in Uomini e luoghi della cultura nelle Marche.
Agli studi dell'arte alterna l'attività di pittrice esponendo le sue opere in mostre collettive e personali in Italia e all'estero. I dipinti si trovano in collezioni pubbliche e private.
Nel 1994 è finalista al premio Arte Mondadori con il dipinto: La luce penetrò l'ombra, consegue nel 1995 con Cristalli d'inverno il terzo premio della città di Milano per la sezione pittura, nel 1998 la medaglia d'oro della città di San Remo. Nel 2012 è presente alla biennale di Venezia, sala Nervi di Torino a cura di Vittorio Sgarbi. Mostre personali sono state allestite a Montegiorgio, Ascoli Piceno, Bologna, Milano.
Affrontando il tema dei Grandi Labirinti, soffermandosi in Silenzio di una strada, interpretando la struggente malinconia del paesaggio marchigiano in Luce per Antichi borghi, la pittrice ha approfondito il dato figurativo in un serrato dialogo tra la luce, la forma e il colore.
Il suo linguaggio pittorico approda a soluzioni estetiche inedite.
Hanno scritto di lei: Giorgio Martinelli, Mario Romagnoli, Marina Vita, Paolo Zauli, Paolo Levi, Franca Maroni, Luigi Pignataro, Stefano Papetti, Marica Petrolati, Carlo Melloni, Isol Ferante.

MARISA CALISTI
Testimonianze e interventi critici
L'arte è molto di noi
La creazione artistica è principio vitale, è ricerca esaltante e tormentata che sottrae, nel suo tentativo incerto, le cose alla polvere del tempo. L'artista sa dello spazio che restringe i suoi limiti, avverte la desolazione del presente e il vuoto di senso con pienezza, vive gli innumerevoli contra- sti che negano la realtà oggettiva eppure cerca e interpreta, interroga e ascolta e l'arte concede lampi di verità, svela quella parte nascosta del contenuto, diventa idea e comunica.
Le opere di Marisa Calisti, realizzate nel corso degli anni sono frammenti del tempo che si inoltrano nella profondità della ricerca, vogliono affermare l'idea di purezza formale, significano, tracciano un percorso, raccontano una storia. Invitano a sottrarsi all'effimero, a coniugare sentieri con giudizio critico, avvalendosi della raffinata trama del vero, della sua forza.
Basta un lampo di questa forza che penetra nel più complesso organismo che vi si legge l'anima, il fondamento dell'intero percorso artistico. Incapace di adeguarsi ad uno stile, lontana da soluzioni di maniera, le sue opere raccontano la nostra terra nel suo trascorrere del tempo, vogliono essere vita. Si aprono per magia scorci che risvegliano emozioni e colma- no il vuoto di troppi giorni...quando un dipinto è compiuto, questo non fini- sce: esso cerca un altro dipinto in se stesso, nel pittore, nello spettatore, nel silenzio.
Il suo realismo, e mi approprio di citazione del Maestro Guido Oldani a proposito del realismo terminale, "è tutt'altro che qualcosa di scontato o inferiore, per disperati di periferia. É esplosione di energia poetica", è ma- gia di vita, è colore di tempo.
Milano, 23 agosto 2017 Isol Ferante

Dal volume Forma e Immagine Rassegna di Artisti e Finalisti del Pre- mio Arte 1994 Editoriale Giorgio Mondadori, 1994
Chi dipinge la natura, specie se in chiave realista, ha bisogno di uno sguardo attento, di una mano sicura e di un'anima curiosa, che sappiano equilibrare verosimiglianza e invenzione.
Marisa Calisti possiede queste abilità in misura notevole, accanto a una schietta vocazione narrativa, capace di vivificare l'immagine immobilizzata sulla tela con il movimento del racconto.
I suoi alberi, i suoi giochi di ombre e di luci attraverso la vegetazione, i suoi boschi fitti e atemporali nascondono segreti e suggeriscono avventure dello spirito, dentro e oltre lo splendido scenario della natura.
È una pittura colta e sapiente, che comunica una vaga inquietudine, ma anche un fiducioso abbandono alla ricchezza esuberante del paesaggio. !!!!!!!!!!!
PaoloLevi

Dalle brochure della mostra personale di Marisa Calisti, Luci per Anti- chi Borghi, Recanati, Palazzo Comunale, 1995.
I dipinti della giovane artista picena Marisa Calisti, che divide il suo tempo fra Bologna e Porto San Giorgio sono soltanto all'apparenza semplici.
La tecnica, fondata su una lenta e meticolosa sovrapposizione cromatica, rivela infatti un modo nuovo e meditato del colore.
I soggetti tratti dal mondo della natura, escludono la figura umana e ci mo- strano alberi dalle chiome incombenti, rievocando l'immagine di intricate fo- reste dove è facile perdersi.
La ricerca del Sublime inteso nell'eccezione Kantiana come ciò che attrae, ma nel con-tempo sgomenta, sembra essere l'approdo verso il quale la Ca- listi dirige la sua attività di pittrice colta e sapiente.
StefanoPapetti

Dalle brochure della mostra personale Luce e ombra nei paesaggi di Marisa Calisti, San Silvestro, Osimo, 1995
...Ho ammirato quei grovigli sapienti, quei labirinti di segni e quei laghi d'ombra profonda dove il dolore sembra quietarsi.
La luce lontana vi penetra appena ma non racconta il segreto delle cose, e intanto, men-tre cerca di svelare, ci incanta il silenzio e l'assenza. Sono al- tri universi quelli di Calisti e ci conquistano, sono malie che racchiudono suoni d'oriente, che stemperano armonie di colori per ricomporle in un in- finito di segni...
mp

Il tempo come una nenia, discretamente si insinua, sfuma i contorni reali del tutto e nel vortice tra passato e presente celebra se stesso nell'infinito dello spazio.
La materia comunica il suo sgomento di essere senza infinito e supplica in un disperato palpitare di atomi la sua continuità. L'urlo non ha suono ma il silenzio è carico di vita che non vuole spegnersi nell'indeterminatezza di un attimo.
La vita consuma se stessa riproponendosi come pratica di precarietà nel- l'imperfetto equilibrio della coscienza del mistero. Ma è la stessa pratica che rinnova il bisogno di vita oltre le apparenze, per naufragare ancora nel- la tempesta del tempo.
Luigi Pignataro

Dalla rivista PRAXIS Artistica, periodico d'arte cultura attualità anno 17°, Galleria Malatestiana, Rimini, 1992
Ho conosciuto molti anni fa un pittore del contado bolognese che dipinge- va come Marisa Calisti, anche lui sedotto dal fascino degli alberi immensi nel folto di una foresta.
Poi le sue selve si animarono in ambienti rocciosi e furono inghiottite da montagne parlanti come quelle del "Fantastico mondo di OZ". Un altro amico pittore, altrettanto bravo invece amava i grandi alberi solitari che ri- cordavano il primo MONDRIAN che, proprio con l'albero, passò per gradi successivi e fascinosi dalla prima maniera naturalistica alla ricerca simbo- lica. Simbolismo che lo portò in seguito a semplificare l'ossatura dell'immagine. Una lezione superba che io stesso additavo ai miei scolari per far capire che quelle semplificazioni trovarono terreno propizio nel cubismo di Picasso e Braque. "L'albero rosso" del 1909-10, "L'albero verde" del 1911, "L'albero di mele in fiore" del 1912, da cui nasce l'articolazione spaziale.
Questo mio discorso strano "chiedo venia" mi è suggerito dal fatto che so che Marisa Calisti è un po' come me, storica, critica d'arte e pittrice. A me piacciono particolarmente questi suoi alberi pieni, corposi, sapientemente strutturati e nello stesso tempo, i rami e le foglie danno la sensazione d'essere mossi da una leggera brezza. I dipinti della nostra pittrice rifletto- no un temperamento complesso, a volte tormentato con pause di pensieri attenti e profondamente meditati. È seducente l'interpretazione che sa da- re al profondo del fogliame che la prospettiva del colore rende trasparente, cosa non facile da ottenere in un ammasso così denso e corposo. Sensibi- le nelle trasparenze e nei riflessi, la pittura rende la composizione dinamica e superba. La rarefazione dell'alto foglia-me delle piante, la profondità dei cespugli nel terreno melmoso, la solidità dei tronchi svettanti pongono per bellezza e capacità esecutiva la nostra artista nei primi piani dell'attuale vi- ta artistica italiana.
Paolo Zauli

Dal depliant della mostra personale di Marisa Calisti, Labirinti, Ascoli Piceno, Palazzo dei Capitani, 1998
La ragione è nemica della natura: la natura è grande, la ragione è piccola. G.Leopardi, Zibaldone di pensieri (14)
Marisa Calisti persevera nel suo attento indagare il mondo naturale che la pittrice ama farci vedere dall'interno, tanto che l'osservatore rimane quasi prigioniero dei cespugli, dei rami più bassi degli alberi secolari che forma- no una trama grafica suggestiva, nella quale è facile perdersi con l'occhio e con la mente.
Invano tenti di inseguire le linee di un arbusto, il profilo di una foglia, il tratto sottile ed incisivo del pennello ha già tracciato un'altra fronda che inter- rompe la prima, un'altra foglia che si sovrappone all'altra e così via, in un continuo richiamo vegetale che assume un tono ossessivo ma seducente. Nonostante certe accensioni cromatiche sembrino portare una nota solare, nei boschi dipinti dall'autrice prevale sempre l'inclinazione a rappresentare una natura panica e rigogliosa, capace di sopraffare l'uomo che, facendo leva sulla propria razionalità, vorrebbe controllarla.
Non si stenta ad immaginare che dietro i tronchi poderosi degli alberi pos- sa comparire all'improvviso un viaggiatore che si sia smarrito, affascinato dal viluppo vegetale ma spaurito dalla sua stessa sorte, rievocando con ciò il Sublime caro ai pittori nord-europei di fine Settecento. L'apporto de- gli studi storico-artistici compiuti dalla Calisti si coglie proprio in questi ri- chiami "colti" che, senza giungere alla citazione, si esprimono nella rievo- cazione di atmosfere perdute, sapientemente filtrate alla luce di una sensi- bilità moderna. Si manifesta così un indole meditativa e forse incline alla malinconia che trova nell'autoritratto la possibilità di essere meglio indaga- ta attraverso il dialogo interiore con se stessa che l'artista intavola ogni volta che si mette davanti allo specchio per rappresentarsi sulla tela.
Ne va trascurato un riferimento, almeno fugace, alla tecnica adottata dalla Calisti basata su una puntigliosa indagine grafica che precede L'interpre- tazione cromatica: il colore, pur conservando tutte le sue capacità evocati- ve, è un elemento accessorio che giunge in un secondo momento a defini- re atmosfere già fissate dal disegno nei loro contorni, nei loro chiaroscuri. Una tecnica che l'artista ha saputo trasformare in uno stile personalissimo e inconfondibile.
Stefano Papetti







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