Redemption Machines

Il rito, la macchina istituzionale, la regola  dal 07/06/2026 al 07/07/2026

Fondazione palmieri, Lecce Vico dei Sotterranei, 73100 Lecce LE Lecce (LE)


Redemption Machines Il progetto espositivo Redemption Machines per Lecce Art Week 2026, prende forma negli spazi della Fondazione Palmieri, già Chiesa di San Sebastiano, edificata nel XVI secolo e storicamente legata al vicino Conservatorio delle Pentite, istituzione religiosa destinata all'accoglienza di donne emarginate, ragazze madri ed ex prostitute. In questo contesto storico, il corpo femminile diventa il punto di partenza per una riflessione sul rapporto tra istituzione, potere e redenzione, indagando le ambiguità di un sistema che offriva protezione e reintegrazione sociale attraverso pratiche di disciplina morale e spirituale.
L'installazione interpreta il corpo come un territorio politico: una superficie sulla quale agiscono dispositivi di controllo, cura, sorveglianza e trasformazione dell'identità. Le donne accolte nei conservatori uscivano da una condizione di marginalità attraverso percorsi di redenzione che comportavano tuttavia l'ingresso in uno spazio regolato da norme, rituali e forme di controllo capaci di ridefinire profondamente la loro esistenza. In questa prospettiva, il progetto riflette sul modo in cui le istituzioni — religiose, sociali e politiche — hanno storicamente costruito luoghi di protezione che sono allo stesso tempo luoghi di regolamentazione e disciplina, avvicinandosi a quella condizione che il sociologo Erving Goffman definisce istituzione totale.
La mostra amplia questa riflessione mettendo in dialogo il passato con forme contemporanee di sorveglianza e gestione dei corpi: dalla regolazione della sessualità alle tecnologie digitali, dalle pratiche di cura alle dinamiche attraverso cui immagini, media e sistemi culturali modellano l'identità individuale.
Un nucleo centrale del progetto è dedicato a due figure della mistica cristiana, Santa Caterina da Siena e S.Angela da Foligno, donne che hanno abitato territori estremi dell'esperienza religiosa. Visioni, estasi, pratiche ascetiche, penitenze corporali e una radicale esperienza del corpo fanno delle loro vicende esempi emblematici di soggettività difficilmente contenibili all'interno delle norme sociali. In particolare Caterina da Siena, proclamata Dottore della Chiesa, affianca all'intensità della vita mistica una straordinaria dimensione politica, dialogando con papi, vescovi, sovrani e governanti dell'Europa del suo tempo.
I corpi rappresentati nelle opere prendono origine da una ricerca visiva sviluppata a partire da immagini contemporanee provenienti dalle strade di Kensington, a Philadelphia, dove la diffusione del fentanyl ha generato nuove forme di vulnerabilità e abbandono. Le posture di questi corpi — piegati, sospesi, spezzati, apparentemente privi di controllo — evocano inaspettatamente le iconografie dell'estasi religiosa e del martirio, suggerendo un confronto tra dipendenza, cura, disciplina e trascendenza. Attraverso questo cortocircuito temporale, la mostra interroga il modo in cui ogni epoca costruisce e interpreta i propri corpi fragili, devianti o redenti.
L'installazione si sviluppa come un percorso immersivo all'interno dell'antico conservatorio, articolato in nuclei visivi e sonori che intrecciano storia locale, iconografia religiosa, cultura digitale e riflessione geopolitica, invitando il visitatore a interrogarsi sulle forme visibili e invisibili attraverso cui il potere continua ad agire sui corpi e sulle identità.

Andrea Tapparini


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