Non dette di Monair Hyman

Installazione in situ al Chiasso Perduto  dal 11/06/2026 al 14/06/2026

Chiasso Perduto Via de' Coverelli 4R Firenze (FI)


Non dette di Monair Hyman
Il progetto dell’artista inglese Monair Hyman da una parte nasce da un gesto di sottrazione: perforazioni fatte su riproduzioni di dipinti monumentali del Rinascimento, dove lei rimuove e interrompe immagini che la storia dell’arte ha elevato a simboli di grandezza, di genio monumentale e maschile. Ciò che emerge non è però una distruzione dell’immagine, bensì uno spazio di possibilità: un invito a guardare ciò che è rimasto fuori campo, interrogando quelle narrazioni che non sono state raccontate, quelle voci che non hanno trovato posto nei resoconti ufficiali e quelle forme di lavoro, cura e sostegno che hanno reso possibile la costruzione delle grandi storie senza mai esserne riconosciute. Le parole, le storie Non dette, appaiono qui inseparabili da ciò che hanno lasciato ai margini, suggerendo uno spostamento dello sguardo verso ciò che non è stato nominato o reso visibile.
La ricerca dell’artista si sviluppa inoltre attraverso un linguaggio decorativo e ornamentale che affonda le proprie radici nella sfera domestica. Motivi ripetuti, trafori, perle e forme di abbellimento diventano strumenti per interrogare la costruzione stessa del valore culturale. Per secoli il gesto di decorare è stato associato al femminile e, proprio per questo, relegato a una posizione secondaria rispetto alle pratiche considerate “alte” o universalmente significative. L’artista riattiva questi codici senza cercare di giustificarli o nobilitarli: li assume come un linguaggio autonomo e potente. In questo senso, l’ornamento si trasforma in un atto di resistenza. La ricerca della bellezza, dell’eleganza e della delicatezza non viene proposta come evasione dal reale, ma come strumento critico capace di mettere in discussione gerarchie storiche che hanno sistematicamente svalutato determinate forme di sapere e di produzione culturale.
Le opere in cui sono presenti i vuoti e le perforazioni su carta e tessuti oppure corpi fatti di perle come simbolo di possessione e bellezza, di sottomissione e nobiltà, oppure la tovaglia de-costruita con le pieghe marcate e sospesa, ispirata all’ultima cena di Plautilla Nelli, diventano dispositivi che evocano i meccanismi attraverso i quali le narrazioni sono state escluse dalla memoria ufficiale collettiva. Le superfici ornate e i materiali preziosi suggeriscono la possibilità di ricostruire nuove forme di racconto in una scala intima e domestica, restituendo così visibilità a ciò che è stato finora marginale, trasformando il gesto paziente del decorare in un’azione politica. Monair ci propone un linguaggio in cui le assenze sono il contenuto, il segreto diventa voce, le storie smettono di essere non dette.
A cura di Sandra Miranda Pattin & Francesca Morozzi


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