LABIRINTI

mostra di arte contemporanea ceca  dal 24/06/2026 al 20/07/2026

Bibliothè Art Gallery via Celsa 4/5 Roma (RM)


LABIRINTI La Bibliothè Art Gallery, in via Celsa 4/5 a Roma, inaugura mercoledì 24 giugno 2026 alle ore 18 la mostra Labirinti degli artisti cechi Rafael Smet e Marek Starosta, a cura di Susanna Horvatovicova.

Marek Starosta presenta un grande quadro del 2025 e un ciclo di disegni, dedicati al processo creativo del disegnare e dipingere. La gestualità del dipingere è divenuta così il tema della sua opera unica Ricerca e abbandono del presente concreto. Nel quadro compare un sepolcro bianco, coperto da un vortice di pennellate rosse e rosa senza tornare sui passi dell'espressionismo astratto o dell'Action painting di Jackson Pollock e del pittore praghese Vladimír Boudník. Nel quadro il gesto di Marek Starosta perde la razionalità del disegno e presenta un campo energetico che ingloba ogni cosa come in una ragnatela. Le linee sanguigne e corpose comprimono e imprigionano lo spazio della tela e sembrano ingerire il sepolcro in un solo boccone, sembrano arrivare fino ai polmoni del corpo umano, in cui pulsa il sangue, circola l'ossigeno e la vita.

L'opera unica Rûq di Rafael Smet fa parte di un ciclo pittorico realizzato nel 2026, caratterizzato dall'uso di pigmenti naturali bianchi e verdi provenienti dalla Francia. Al centro del dipinto ad olio e acrilico si trova un sepolcro bianco rialzato che termina con una costruzione funzionalista verticale e illuminata dall'alto come l'altare di una chiesa. Sul blocco squadrato della lapide chiara al posto di un'iscrizione leggibile compaiono le lettere sovrapposte 'r', 'u' e 'p'. Il titolo Rûq risulta così indecifrabile, richiamano ideogrammi di una civiltà scomparsa dell'antica Mesopotamia. Forse le lettere sono un codice segreto ripreso da un film o serial di fantascienza, sull'onda di Odissea nello Spazio di Stanislav Kubrick o di Star Trek di Gene Roddenberry. Rafael Smet non dipinge paradisi perduti, nè drammi, ma immagini sublimate e rarefatte, avvolte da una luce abbagliante senza eroi, in cui il suo tesoro perduto si rileva per enigmi nella temporalità circolare e ripetitiva del mondo virtuale e digitale. Nelle opere di Smet si trovano mondi paralleli immaginari sempre nuovi, in cui regna ordine, silenzio e una visione rassicurante di un futuro ancora da svelare.




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