ArteRaku.it - Isabella d'Ortona - Inquieto Vivere - Viaggio pittorico nell'umano esistere

Isabella d'Ortona - Inquieto Vivere

Viaggio pittorico nell'umano esistere  dal 09/04/2016 al 28/04/2016

Galleria d'arte contemporanea Studio C via Campesio, 39 Piacenza (PC)


Isabella d'Ortona - Inquieto Vivere Galleria d’Arte Contemporanea STUDIO C
Via G. Campesio, 39
29121 Piacenza
tel: 0523-716846
email: studio.c.immagine@gmail.com

Alla Galleria d’arte contemporanea “Studio C” di via G. Campesio 39 si inaugura oggi, alle ore 18, la mostra personale di Isabella d’Ortona dal titolo “Inquieto vivere, viaggio pittorico nell’umano esistere”.
E' appena tornata da Roma, Isabella, ed è tornata con un carico prezioso: una ventina di tele, alcune anche di grandi dimensioni, eseguite parecchi anni fa. Sono dipinti degli anni 60 e 70, gli anni della ricerca e del coraggio, quando gli ideali sono più forti della realtà e l'artista non accetta compromessi e mediazioni. Fin da allora la nostra artista era proiettata verso un’espressione di nicchia, tutta rivolta all’interiorità e alle grandi problematiche umane ed esistenziali. E ancora oggi, a distanza di anni, Isabella continua incessante a portare avanti la sua ricerca e lo fa con passione e costanza, ma soprattutto con grande coerenza.
Artista vera e controcorrente, Isabella d’Ortona ha senza dubbio sentito il fascino e l’attrazione dell’Espressionismo tedesco, ma anche del nostro Realismo Esistenziale e con ogni probabilità ha pure guardato con ammirazione a Francis Bacon e a certi suoi personaggi che sembrano apparire dal nulla , spettri, ectoplasmi, capaci però di ammaliare e di creare nello spettatore lo choc della presenza fisica. Eppure Isabella, pur vantando queste importanti primogeniture, si affranca da tutto e da tutti per il suo linguaggio forte e personale, per quel bisogno, così intenso e sentito, di lasciar fluire il segno e la linea, di saper creare, comporre e scomporre forme e figure, di far “cantare” libero e seducente il colore che, nelle sue mani, diventa sensuale e pastoso, morbido e vellutato. Un’espressione, la sua, che pur nella crudezza dei soggetti, e forse proprio per questo, diventa unica e autoritaria, imponendosi su tutti coloro, e sono ancora tanti, che ormai non sanno più trovare argomenti e continuano stancamente a ripetere se stessi, a perdersi in inutili, banali rappresentazioni.
La pittura di questa bravissima artista colpisce gli spettatori, e ancora di più gli esperti del settore, proprio perché rifugge da ogni compiacimento estetico, concentrandosi invece sull’alienazione totale portata avanti dalla società del consumo e dell’automazione, sulla paura concreta e reale dell’autodistruzione e sui drammi individuali e collettivi della nostra contemporaneità. Le sue figure, evanescenti e sospese, spesso simili a fantasmi, hanno movenze da manichini e portano sulla tela ciò che resta del loro naufragio, della loro bellezza, delle loro illusioni e delle loro ambizioni.
Espressione “Osseo-viscerale” è stato scritto da eminenti critici, proprio per la capacità dell’artista di rendere il senso tragico della morte e del disfacimento fisico, i volti corrosi e deteriorati dallo scorrere implacabile del tempo, gli ammassi informi e pietrificati di visceri lasciati appositamente in bella mostra per scuotere le menti e muovere la generale indifferenza. Ma per fortuna, nell’espressione di quest’artista, non c’è solo pessimismo e disperazione. Nella sua vasta e articolata produzione, infatti, non mancano attimi e momenti di grande serenità e contemplazione, di felice abbandono alle bellezze della natura, agli umori del tempo o al trascorrere lento delle stagioni. Ecco allora che Isabella, rifacendosi a memorie e ricordi vissuti nella bella Sardegna, si concentra sul volo elegante e sinuoso dei gabbiani, ne studia posture e movimenti, li coglie quando il biancore immacolato delle loro piume si staglia netto e deciso contro l’azzurro profondo e pulito del cielo. Momenti di pausa dopo il dramma esistenziale o attimo di poetica sospensione dalle problematiche quotidiane? Forse l’uno e l’altro insieme. Certo è che da quando la nostra artista ha lasciato il caos della grande città per trasferirsi qui a Piacenza questi felici attimi poetici si sono intensificati e non di rado dal suo pennello escono delicati paesaggi ispirati alla nostra campagna, visioni periferiche immerse nel silenzio, prati e boschi coperti di fiori. Così le ombre grigie delle sue opere, come per miracolo, si tingono di verdi, di rosa e di azzurri tenui lasciando intravedere le sue straordinarie doti coloristiche e una sorgente di luce che forse non è poi così lontana.
La rassegna, che chiuderà il 28 aprile, sarà introdotta dal critico d’arte Luciano Carini.
Orari: feriali e festivi dalle 16,30 alle 19,30
Lunedì, giorno di chiusura






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