“Nel solco dei Tempi”
Ai Musei di San Salvatore in Lauro nasce un fronte pittorico contro l’omologazione del presente
dal 05/03/2026 al 05/03/2026
Musei di San Salvatore in Lauro, Piazza di S. Salvatore in Lauro, 15 Roma (RM)

Non si tratta di una semplice mostra collettiva, ma dell’affermazione di una posizione culturale forte e consapevole. Tre artisti di riconosciuto spessore, con percorsi espositivi consolidati e una ricerca coerente nel tempo, si incontrano in un dialogo che assume i tratti di un vero e proprio fronte pittorico: una presa di posizione contro la superficialità dell’immagine istantanea, contro l’omologazione estetica e contro la perdita di profondità simbolica che segna larga parte del presente.
Un movimento di resistenza poetica
“Nel solco dei Tempi” può essere letto come l’atto fondativo di una sensibilità condivisa. Non un manifesto programmatico, ma una convergenza naturale tra tre ricerche mature che, pur autonome, rifiutano la deriva effimera del sistema dell’arte dominato dalla velocità e dal consumo visivo.
Qui la pittura torna a essere campo di responsabilità. Il solco è incisione, ferita, traccia che resta. È gesto che si oppone alla cancellazione continua del passato. Il tempo è stratificazione, memoria, identità. In questo intreccio si delinea quasi un movimento silenzioso ma determinato: un gruppo che riafferma il valore della materia, del segno, della contemplazione come atti di resistenza culturale.
La scelta dei Musei di San Salvatore in Lauro non è neutra. La storia e la dimensione spirituale del luogo amplificano il significato dell’operazione, ponendo la contemporaneità in un confronto diretto con la tradizione e con l’eredità artistica italiana.
Vito Bongiorno: la memoria come atto civile
Nel lavoro di Vito Bongiorno la materia è testimonianza. Le combustioni, le stratificazioni, le superfici ferite non sono effetti estetici, ma metafore di un’umanità attraversata da crisi e rinascite. La sua pittura possiede una forza etica prima ancora che formale: ogni opera è un campo di tensione in cui distruzione e speranza coesistono.
Bongiorno riafferma la centralità della memoria in un’epoca che tende a rimuoverla. Il suo lavoro si colloca in una linea alta della pittura italiana, capace di coniugare spiritualità e ricerca materica, gesto e riflessione.
Angelo Colagrossi: il codice come critica del sistema
Angelo Colagrossi affronta il linguaggio della contemporaneità appropriandosi dei suoi codici: numeri, parole, segni grafici. Ma ciò che potrebbe apparire come semplice impatto visivo si rivela un’indagine rigorosa sui meccanismi che regolano il nostro tempo.
l numero diventa simbolo, la ripetizione si trasforma in interrogazione. Le sue campiture cromatiche vibranti e le scritte che emergono come slogan sospesi mettono in discussione l’idea stessa di sistema, ordine, controllo. In questo senso, la sua pittura assume una dimensione quasi politica: non illustrativa, ma critica.
Mauro Magni: il paesaggio come spazio di resistenza interiore
Con Mauro Magni la tensione si sposta sul piano dell’interiorità. I suoi paesaggi non descrivono, ma evocano. Sono luoghi mentali, orizzonti sospesi che invitano alla contemplazione in un’epoca dominata dalla distrazione.
Magni restituisce alla pittura una funzione meditativa. Le sue velature e i suoi equilibri cromatici costruiscono spazi di silenzio che si oppongono al rumore del mondo. È una resistenza sottile ma radicale: riaffermare la lentezza, la profondità, l’ascolto.
Un dialogo che incide il presente
La curatela di Paola Di Giammaria costruisce un percorso che non appiattisce le differenze, ma le mette in tensione, evidenziando una comune volontà di incidere nel presente. L’iniziativa promossa da Lorenzo Zichichi per Il Cigno Arte si configura così come un atto culturale significativo: sostenere una pittura che non cede all’effimero, ma rivendica complessità e spessore.
“Nel solco dei Tempi” segna l’emergere di una possibile alleanza poetica. Non un’etichetta, ma una postura condivisa: quella di artisti che scelgono di non adeguarsi, di non semplificare, di non arretrare.
Il 5 marzo 2026, a Roma, non si inaugura soltanto una mostra: si afferma una visione. Una pittura che torna a essere gesto necessario, traccia duratura, atto di resistenza contro l’omologazione del nostro tempo.