Mostra d'arte di Paco Castaldi

Esposizione Artistica  dal 18/09/2026 al 26/10/2026

Itaca Colonia Creativa Via Giosuè Carducci, 7, 80038 Pomigliano d'Arco NA Pomigliano D'arco (NA)


Mostra d'arte di Paco Castaldi La mostra racconta un percorso artistico profondamente legato alla natura e alla ricerca di una dimensione interiore capace di tradurre in immagini emozioni, ricordi e stati d’animo. Un viaggio che affonda le proprie radici nella biografia dell'artista e attraversa la fotografia, l’esperienza vissuta a contatto con la terra e il progressivo approdo alla pittura.
Nato a Napoli nella seconda metà degli anni Settanta, Paco Castaldi sviluppa fin dall’infanzia un rapporto viscerale con il mondo naturale. È la madre a trasmettergli l’amore per le piante, gli animali e, soprattutto, per l’acqua, elemento che nel corso della sua vita diventerà una presenza costante, quasi una dimensione dell’anima.
Durante un’adolescenza difficile, la fotografia diventa uno strumento privilegiato di osservazione e di racconto. Con la sua reflex a pellicola Castaldi ritrae soggetti e paesaggi rigorosamente in bianco e nero, sviluppando e stampando personalmente le immagini in una camera oscura artigianale allestita nella propria stanza. Alcuni dei suoi scatti vengono premiati in concorsi nazionali.
La scelta di studiare Agraria rappresenta una naturale prosecuzione di questo rapporto con la terra. Dopo la laurea, con pochissime risorse, Castaldi crea un’azienda apistica e trascorre le proprie giornate tra fiori, boschi e api. È un’esperienza faticosa, totalizzante, ma anche profondamente appagante: il lavoro immerso nella natura diventa per lui una fonte quotidiana di equilibrio e serenità.
È proprio in questo periodo che si avvicina, seppur in maniera ancora sporadica, alla pittura. Una pratica inizialmente incerta, nella quale l’artista fatica a dare forma a ciò che porta dentro. Anni dopo, la vita professionale lo conduce all’insegnamento, ma la nostalgia per quel contatto diretto e autentico con la natura rimane intatta. Acqua, sole, boschi e paesaggi continuano a riaffiorare come presenze intime, fino a chiedere una nuova forma di espressione.
La pittura diventa così una necessità.
Nel primo approccio, Castaldi tenta di riprodurre fedelmente la realtà, quasi a volerla trattenere attraverso la precisione del dettaglio. Un gabbiano fotografato anni prima in Grecia, ad esempio, diventa il campo di una ricerca quasi ossessiva: l’occhio, la macchia rossastra sul becco, ogni particolare deve corrispondere perfettamente al modello originario.
Ma la perfezione non basta.
Dietro l’apparente accuratezza emerge un conflitto profondo tra due tensioni opposte: da una parte il rigore, la misura, una sorta di “rigidità matematica” che impone all’artista di rispettare la realtà; dall’altra il desiderio sempre più urgente di liberarsene, di lasciare che sulla tela possa emergere non ciò che l’occhio vede, ma ciò che l’animo sente.
La svolta arriva con l’abbandono dei pennelli e la scelta della spatola.
Uno strumento che, per sua stessa natura, impedisce la ricerca ossessiva del dettaglio e permette invece alla materia, al gesto e al colore di assumere un ruolo centrale. La spatola diventa per Castaldi uno strumento di liberazione: attraverso di essa la realtà non viene più semplicemente riprodotta, ma filtrata, trasformata e restituita come esperienza emotiva.
Le opere più recenti nascono così da un equilibrio tra controllo e istinto, tra memoria e presente, tra figurazione e progressiva dissoluzione della forma. Castaldi lavora con colori a olio, acrilici e tecniche miste, privilegiando spesso una tavolozza ridotta a due o tre colori. Una scelta che accentua la forza del gesto e concentra l’attenzione sull'essenza dell’immagine.
La natura, dunque, non è soltanto il soggetto delle sue opere. È una presenza originaria, un luogo della memoria, una condizione esistenziale. È il paesaggio dell’infanzia, il lavoro tra le api, l’acqua cercata come fonte di benessere, il bosco, il sole, gli animali fotografati e custoditi nel ricordo. Ma è anche ciò che l’artista cerca oggi di ritrovare attraverso la pittura.
La mostra curata da Simona Giglio si propone di accompagnare il pubblico dentro questo processo di trasformazione: dalla fotografia alla pittura, dalla precisione alla materia, dalla rappresentazione all’emozione




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