In the year of light

Huang Cheng Yuan  dal 04/09/2026 al 29/09/2026

Accademia delle Arti del Disegno Via Ricasoli 68 Firenze (FI)


In the year of light
Dal prossimo 4 settembre (ore 17:30) e fino al 29 del mese, l’Accademia delle Arti del Disegno ospita, nella Sala delle Esposizioni in via Ricasoli 68 a Firenze, la mostra In the year of light dell’artista Huang Cheng Yuan, a cura della storica dell’arte Daniela Pronestì, con l’organizzazione della King Space Gallery.
Dopo le personali a Desio (Museo Scalvini, 2024) e Roma (Palazzo della Cancelleria Vaticana, 2025), il pittore e poeta taiwanese arriva nel capoluogo toscano con un’esposizione di undici grandi opere appartenenti ai due cicli The power of the universe (2015) e I’m in the future (2021). L’esposizione fiorentina sancisce un ulteriore approdo nella ricerca del pittore, portando a com¬pimento quel dialogo tra immanente e trascendente che ca¬ratterizza il suo lavoro da oltre un decennio. In particolare, le ultime opere sembrano cristallizzare la luce stessa, trasfor¬mandola da elemento atmosferico a vera e propria ossatura dell’immagine, mentre le figure – ora nitide, ora accennate – galleggiano in una dimensione priva di gravità, un altrove nel tempo e nello spa-zio in cui svanisce la separazione tra uomo e cosmo.
«Per Huang Cheng Yuan – commenta la curatrice Daniela Pronestì – dipingere è un gesto rituale volto a captare le invisibili energie che collegano l’essere umano all’ordine cosmico per tradurle in tracciati figurali e purissime astrazioni cromatiche. In particolare, le ultime opere sembrano cristallizzare la luce, trasformandola da elemento atmosferico a vera e propria ossatura dell’immagine, mentre le figure – ora nitide, ora accennate – galleggiano in una dimensione priva di gravità, un altrove nel tempo e nello spazio in cui svanisce la separazione tra uomo e cosmo. Nella sua poetica, debitrice della sapienza millenaria che vede nel Tao l’unità inscindibile di Yin e Yang, il corpo cessa di essere un confine invalicabile per mutarsi in un involucro poroso attraver-sato dal soffio vitale, o “Qi”, che permea e anima ogni cosa nell’universo. Le anatomie, modellate con sapienti lumeggiature debitrici della grande pittura occidentale, non giungono ad una staticità definitiva; al contrario, si sfrangiano, si dissolvono in contorni aperti, in varchi di colore in cui l’apparenza si arrende all’essenza».

«L’Accademia delle Arti del Disegno ospita con vivo interesse e apprezzamento le opere di Huang Cheng Yuan, artista taiwanese per nascita e portatore di numerose e qualificate esperienze inter-nazionali» ha dichiarato la Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno Cristina Acidini, che nel testo in catalogo ha sottolineato il rapporto che nell’opera di Huang lega la parola poetica alla pittura: «Nelle sue poesie, all’insegna della ricorrente dialettica tra i principi opposti Yin e Yang che animano il mondo, scorrono fiumi e balenano folgori, appaiono e passano i draghi e gli uccelli delle antiche mitologie, splendono gli smalti, s’infrangono i cristalli, profumano gl’incensi, in un caleidoscopio di sensazioni sinestetiche che accompagna il viaggio dello spirito. E similmente nella sua pittura appaiono e si fondono i colori, distesi in campi contrastanti e fluen-ti in colate imprevedibili. Su di essi, con delicatezza, si profilano pallidi i contorni di figure mi-steriose, di mani che indicano e stringono, di piedi che vanno». Un legame rimarcato dalla presen-za in mostra di due pannelli recanti altrettanti componimenti poetici dell’artista.

«Le opere di Huang – scrive in catalogo il Presidente della Classe di Pittura Luca Macchi – pre-sentano stesure di colore, sulle quali si muove un segno sinuoso, che possiamo definire botticel-liano, una linea mentale quasi una registrazione di sogni. Il segno è dunque il protagonista dei suoi lavori, un segno che nel suo intrecciarsi e sovrapporsi diviene immagine ed evoca figure classiche. Un segno-colore che talvolta è ripetuto rafforzando l’immagine costruita. I titoli dei suoi lavori sono eloquenti e ci introducono già nel solco della sua ricerca».

Degne di nota anche le osservazioni dello storico dell’arte Mauro Pratesi che nel suo testo ha ri-levato l’influenza michelangiolesca nell’opera del taiwanese e il riuscito connubio tra arte d’Oriente e d’Occidente: «L’artista, senz’altro, ha ben amato e capito l’arte di Michelangelo sa-pendo coniugare, nel suo nome, due culture: quella orientale, della sua origine e formazione, con quella occidentale dove, appunto, ha trovato una spiegazione e una giustificazione al suo tempe-ramento profondamente inquieto, sviluppando una creazione, certo non unica, che coniuga abil-mente le due culture, tanto che i suoi lavori risultano il frutto di uno spirito indipendente che vola alto, che interpreta il mito dell’uomo, sia questo storia, sogno, immagine, realtà».

La mostra, in corso fino al prossimo 29 settembre, si avvale del patrocinio del Comune di Firen-ze e del Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi. Catalogo con testi critici edito da Silvana Edito-riale.
Apertura al pubblico, con ingresso libero, dal martedì al sabato (ore 10/13 – 17/19), domenica (10/13); lunedì chiuso.

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Nato nel 1968 a Shih Fen, nella contea di Tainan (Taiwan), Huang Cheng Yuan si forma al Taiwan National Art College, dove si diploma nel 1991, per poi completare gli studi al Fontbonne College in Missouri nel 1998. Rientrato in Taiwan, inizia la carriera di docente in diversi corsi universita-ri, portando avanti un’intensa attività espositiva sia nel proprio paese che in Cina, Corea, Malesia, Stati Uniti ed Europa, all’interno di gallerie d’arte, musei e fiere internazionali. Dopo un primo periodo che lo vede cimentarsi in una pittura “selvaggia, energica e colorata”, come lui stesso di-chiara, l’incontro, durante gli studi in America, con i valori estetici e filosofici dell’arte occiden-tale conduce il suo stile verso più ampi orizzonti espressivi, portandolo, in particolare, ad abbrac-ciare la tecnica del “non finito”, dello schizzo, come linguaggio che gli consente di fondere cultu-ra d’Oriente e d’Occidente. Nel 2015, dopo un’esperienza che cambia radicalmente la sua esisten-za, avvia il ciclo The power of the universe, seguito da I’m in the future nel 2021. Tra i numerosi premi ricevuti, si ricordano il premio come migliore artista internazionale in occasione della New York Art Expo (2021 e 2018) e il premio Youth Artwork of Taiwan Exhibitions (2003). Le sue opere fanno parte di prestigiose collezioni museali in Taiwan (Chimei Museum Tainan; Museum of Fine Arts Kaohsiung; National Taiwan Museum of Fine Arts Taichung; Sun Yat-sen Memorial Hall Taipei) e in Cina (Duolun Museum of Modern Art Shanghai). In Italia ha già esposto in tre personali, tutte a cura di Daniela Pronestì: Head for the flower season, Artistikamente Gallery, Pi-stoia (2023); Towards the light, Museo Scalvini, Desio (2024); A smile from the universe, Palazzo della Cancelleria Vaticana, Roma (2025).








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