ArteRaku.it - Gianni Depaoli - Hope - a cura di Mark Bertazzoli

Gianni Depaoli - Hope

a cura di Mark Bertazzoli  dal 31/10/2020 al 29/11/2020

MACIST Museum Costa di Riva 9 Biella (BI)


Gianni Depaoli - Hope Gianni Depaoli, artista materico originalissimo, infonde sacralità a elementi organici marini trasformandoli in creazioni estetiche affascinanti e perturbanti, che rievocano il vissuto dell’ambiente e trasmettono sensazioni di nuova vita. Hope presenterà una serie di opere recenti, particolarmente attuali e dalla forte carica espressiva.
Il percorso artistico di Gianni Depaoli, favorito dal recupero di una tradizione familiare - il commercio di prodotti ittici - e scaturito dalla passione che da sempre nutre per il mare e i suoi abitanti, intende innanzi tutto sensibilizzare sul tema del degrado ambientale e far riflettere sull’importanza della tutela di specie marine protette.
Le «constatazioni» di Depaoli sulla biodiversità e l’ecosostenibilità includono anche la questione attualissima della gestione del rifiuto, del trash organico, destinato allo smaltimento e alla decomposizione. Nelle opere di Depaoli lo scarto organico, testimonianza dell’edibile che ha nutrito i popoli, assume una nuova e preziosa valenza, quello di nutrimento spirituale delle menti. In questo modo l’artista nobilita e sacralizza specie marine straordinarie come i cefalopodi che - attraverso i loro liquidi, i resti e i frammenti - “rinascono” infinite volte trovando il proprio riscatto nell’incanto della realizzazione estetica.
Questi intriganti lavori intendono principalmente celebrare la bellezza e la spettacolarità della natura. Tuttavia non possono fare a meno di trasmetterci - attraverso le molteplici increspature delle pelli, le diffuse lacerazioni e il colore rosato dell’inchiostro organico - anche sensazioni di turbamento e inquietudine, nel riportarci alla mente i comportamenti scellerati dell’uomo sull’ambiente e a ricordarci - come in parte accadeva nelle celebri composizioni con macchie “rosso sangue” di Alberto Burri - il dolore e la sofferenza, come quella inflitta dagli umani su animali spesso indifesi.
Gianni Depaoli, che a lungo ha collaborato con i musei di Scienze naturali d’Europa, ha ideato un processo molto avanzato che gli permette di preservare al meglio il materiale organico impiegato per le sue «pitture materiche». Gli strumenti utilizzati sono essenzialmente aghi d’acciaio e bisturi chirurgici; le pelli delle specie marine vengono trattate con maestria mediante resine e agenti chimici segreti, che permettono di mantenere intatte tutte le eleganti e preziose sfumature del derma.
La mostra ha inizio con Libertà, opera figurativa del 2015, che testimonia l’iniziale vicinanza di Depaoli a certe suggestioni Pop. In questo lavoro - appartenente alla serie Teuthoidea, che prende spunto dal nome scientifico dell’ordine dei cefalopodi - l’artista riesce incredibilmente a dipingere utilizzando l’inchiostro organico del calamaro, il quale presenta molteplici sfumature di colore che vanno dal rosa tenue al rosso più acceso.
Brandelli d’Italia (2018) è un’opera decisamente più “energica” che ci conduce verso una più marcata concettualizzazione del soggetto. Il lavoro, che intende «scimmiottare» l’inno Fratelli d’Italia, ci riporta subito alla mente le celebri parole attribuite a Massimo d’Azeglio all’indomani della formazione del Regno d’Italia («Pur troppo s'è fatta l'Italia, ma non si fanno gl'Italiani»). Brandelli d’Italia propone i contorni di un’Italia scomposta e disgregata, percorsa interamente - isole incluse - da un solco divisorio che apre qua e là squarci e crepe. Depaoli realizza un “ritratto” di un luogo perennemente diviso da conflitti storici, culturali, ideologici; un paese lacerato e in difficoltà, colpito da impellenti problematiche ecologiche, sociali e sanitarie. La modalità di presentazione dell’Italia, rivoltata da Depaoli, si riallaccia palesemente al famoso ciclo di opere realizzate da Luciano Fabro, in cui la penisola era piuttosto frequentemente «appesa in giù».
Con Niagara Falls entriamo nel progetto che Depaoli chiama «Abissi», una serie avvincente che vuole indagare il «noto e l’ignoto» e ha per oggetto il pensiero umano, con tutti i suoi tortuosi e intricati percorsi. In questa raffinata composizione, la pelle e l’inchiostro di cefalopode si tramutano in un trasparente tessuto naturale. Osservando questa “seta evanescente”, l’impressione è di poter scorgere il fluire dei pensieri dell’uomo che a volte si smarriscono in meandri inaspettati, generando sconforto; fino a che non sopraggiunge una corrente più vigorosa, che ci dà lo slancio per ripartire serenamente.
La mostra si conclude con Occhi e Vita, due opere inedite - realizzate entrambe nel 2020 - che aspirano a lanciare un forte messaggio di speranza, di fiducia e di rinascita.
Occhi raffigura, all’interno di una cornice rettangolare che ben custodisce tutte le venature e gli effetti naturali della pelle di calamaro, la parte superiore di un anonimo volto dalle cavità orbitarie molto nette. Che si tratti di una sorta di maschera indefinita o di una rappresentazione di una misteriosa creatura umanoide - proveniente magari dal mondo marino a noi sconosciuto - poco importa. Occhi vuole celebrare un organo di senso e un medium di comunicazione che, anche a causa della prescrizione corrente di utilizzo della mascherina, è divenuto fondamentale e sempre più rilevante. Gli occhi parlano in modo silente, comunicano con intensità; non sono in grado di ingannare poiché sono lo «specchio dell’anima»; e - ancora - ci rammentano l’essenzialità di certi sguardi, come quelli del personale sanitario, che assistono e confortano tante persone in terapia intensiva.
Vita costituisce l’opera-emblema della mostra ed è un lavoro che sembra anche precorrere l’indirizzo artistico che Gianni Depaoli intende maggiormente sviluppare. Nella sua incessante ricerca di nuovi materiali organici marini l’artista ha recentemente scoperto le “schiuse di ovature”, affascinanti agglomerati di uova che danno origine ai murici, molluschi gasteropodi, da cui - fin dall’antichità - si ricavano i pigmenti di porpora reale, il colore della Roma imperiale. Queste attraenti “schiuse di ovature”, poste da Depaoli al centro della scena, simboleggiano una sorta di attesa rinascita, auspicano un “risveglio della speranza” e sintetizzano il pensiero dell’artista sul senso della vita: «Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi».

Mark Bertazzoli, 2020



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