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Versione NERA Versione BIANCA

Terra Sigillata

approfondimento curato da Luisella Giobbi

Vernici rosse e nere:

Terre sigillate La particolarita' delle vernici rosse e nere (patine) e' che sono lucide ma non brillanti, sottilissime, impermeabili come gli smalti, ma senza quell'aspetto vetroso cosė evidente. E non si tratta di un semplice ingobbio (rivestimento ottenuto sovrapponendo all'argilla dell'impasto un sottile strato di una diversa argilla) infatti l'ingobbio ha uno spessore piu' grosso, colori meno intensi e non e' lucido, se non opportunamente steccato. Va detto che il termine "vernice", che gli archeologi hanno sempre impiegato per questo tipo di rivestimento, da un punto di vista tecnologico appare improprio, poiche' la vernice e' un rivestimento vetroso trasparente mentre in questo caso la vetrificazione e' parziale e non si raggiunge la trasparenza. Gli artisti contemporanei preferiscono chiamare questo tipo di rivestimento "terra sigillata", prendendo a prestito una denominazione che gli archeologi usano invece per indicare una ben precisa tipologia ceramica di epoca romana, a vernice rossa, ottenuta mediante sigillum (stampo). In campo tecnologico il termine ritenuto piu' appropriato e' dunque "patina".

 

 

Alcune opere realizzate dall'artista Luisella Giobbi
Come fare:

Per ottenere una patina occorre partire da un'argilla, che non necessariamente e' la stessa usata per foggiare il pezzo. Questa argilla viene sottoposta a decantazione, cioe' dispersa in abbondante acqua e posta in una vasca. Le varie frazioni granulometriche dei materiali che compongono l'argilla si depositano in tempi successivi, a partire da quelle piu' grossolane. E' cosi' possibile separare la frazione granulometrica piu' fine, che resta in sospensione piu' a lungo. La parte separata differira' dalla composizione di partenza non solo perche' piu' fine, ma anche per la sua composizione chimico-mineralogica.

 

La cottura:

Passiamo a vedere cosa succede in cottura. La particolare composizione della patina, piu' ricca in fondenti rispetto all'impasto, permette al rivestimento di raggiungere una parziale vetrificazione, mentre alla stessa temperatura il corpo rimane poroso.
Presso i Greci e i Romani era consuetudine la monocottura. Effetti particolari venivano pero' ottenuti variando l'atmosfera del forno, riuscendo cosi' a variare il colore delle superfici. Nei forni a combustione, limitando l'afflusso di aria, e quindi di ossigeno, si produce una combustione incompleta che porta alla formazione di gas riducenti come l'ossido di carbonio.
L'ossido di carbonio reagisce con i composti del ferro e la conseguenza di queste reazioni e' ben visibile perche', mentre i composti ferrici di partenza erano di colorazione giallo-arancio, quelli ferrosi che si formano sono invece grigio-neri. Un'altra causa di annerimento degli oggetti e' conseguente alla formazione, in ambiente riducente di particelle di carbonio che si depositano sulla superficie e all'interno della porosita' degli oggetti infornati. Queste particelle di carbonio possono formarsi sia dall'ossido di carbonio risultante da una combustione incompleta, che dall'introduzione nel forno di sostanze fumogene.

 

Terra sigillata parte prima - clicca qui

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