ArteRaku.it - AFTER HIROSHIMA (AND BEYOND) - A più di settant’anni dal bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, gli immaginari ancora inesplorati dell’atomico

AFTER HIROSHIMA (AND BEYOND)

A più di settant’anni dal bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, gli immaginari ancora inesplorati dell’atomico  dal 09/08/2017 al 31/10/2017

B#SIDE GALLERY VIA ISOLA DI MEZZO, 3/5 Treviso (TV)


AFTER HIROSHIMA (AND BEYOND) AFTER HIROSHIMA – A più di settant’anni dal bombardamento di Hiroshima e Nagasaki, gli immaginari ancora inesplorati dell’atomico

OPENING DELLA MOSTRA: DOMENICA 6 AGOSTO, ORE 19.00, PRESSO LA B#SIDE GALLERY (Via Isola di mezzo 3/5, Treviso), ingresso gratuito – per l’occasione, un talk con l’artista Elin O’Hara Slavik

La mostra sarà visitabile dal 9 agosto al 31 ottobre, dal lunedì al venerdì, dalle 9.00 alle 18.00 – LA MOSTRA SARA’ CHIUSA PER FERIE DAL 12 AL 20 AGOSTO!

After Hiroshima è una mostra che riunisce artisti internazionali in una riflessione congiunta e sfaccettata sulle immagini-archetipo legate allo scoppio delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki – rispettivamente il 6 e il 9 Agosto del ’45 -, e una loro rielaborazione nell’arte e nella cinematografia contemporanee.
La mostra si focalizza su opere di artisti che attraverso l’utilizzo di diversi media (cianotipi, dipinti, collage, manipolazioni fotografiche e video installazioni) rielaborano tali immagini dandone lettura significative: un’indagine poli-focale che si concentra sui retaggi di quei tragici eventi.

Tre sono le immagini in questione: l’accecante lampo di luce radioattiva; l’iconica immagine della nube atomica o mushroom cloud; le ombre di corpi e oggetti proiettate su strade ed edifici. Immagini divenute veri e propri archetipi della paura nell’immaginario giapponese e internazionale, tanto da stimolare una rielaborazione personale da parte di artisti e registi con l’intento di esorcizzarne la natura mortale e distruttiva.

Elin o’Hara Slavick nei suoi cianotipi re-illumina gli oggetti di uso quotidiano colpiti dalle radiazioni della bomba, mentre Andrew Cole cattura il flash di luce e dipinge la nera pioggia di morte che si riversò sulla città: in questo punto si inseriscono le due opere cinematografiche Pioggia Nera e Children of Hiroshima che affrontano in modo evocativo, seppur realistico, la rappresentazione del giorno dell’esplosione.
Se Deimion Va Der Sloot raffigura la luce atomica da un punto di vista scientifico e minimale, Uroš Weinberger, attraverso un utilizzo straniante dei colori, intende denunciare le strategie dei media che distorcono informazioni ed immagini legate a eventi d’attualità.

Il fungo atomico fu la seconda immagine che apparve agli occhi dei sopravvissuti. Daniel Wechsler reinterpreta le componenti cromatica e sonora di un video militare che ritrae lo sgancio della bomba sulla città di Hiroshima; in una manipolazione fotografica, Gordon Belray presenta invece i fotogrammi provenienti dal filmato militare dello sgancio dell’ordigno nucleare su Nagasaki, ricreando la dimensione storica dell’accaduto.
Tramite una serie di opere video Kailum Graves si concentra sull’immagine stessa dell’esplosione e della nube, degenerata in un’estetica atomica del familiare (a denuncia del banale, e di quella componente dell’immaginario atomico che è divenuta kitsch).

Ancor oggi perdura la memoria materica di ciò che accadde attraverso le nuclear shadows impresse sulla città, a testimoniare la distruzione e il dolore che seguirono. I cianotipi di Elin o’Hara Slavick creano un ponte invisibile tra le generazioni di hibakusha. Luca Federici, invece, rielabora in tono provocatorio e di primitiva forza l’immagine delle ombre, rappresentando una tematica che sente ancora oggi il bisogno di essere scandagliata nelle sue componenti terrifiche.
Qui si inseriscono i contributi cinematografici appartenenti alla new wave dell’horror giapponese – Kurosawa Kiyoshi è uno dei maggiori esponenti del genere – legata a un rinnovato interesse per l’iconografia delle ombre che incarna il richiamo al trauma di Hiroshima. Infine, Mary Kavanagh combina differenti materiali video-fotografici stimolando una riflessione sulla frattura storica dovuta all’armamento e alla conseguente cultura nucleare.


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