ArteRaku.it - Italo Turri Monzon: La Poetica della Testimonianza - L'arte di Monzon a Roma

Italo Turri Monzon: La Poetica della Testimonianza

L'arte di Monzon a Roma  dal 14/02/2008 al 04/03/2008

  ROMA (RM)


Italo Turri Monzon: La Poetica della Testimonianza Italo Turri, la poetica della testimonianza
di Rocco Zani

“La poetica della testimonianza” recita emblematicamente il titolo di una mostra preziosa che nei prossimi giorni si terrà a Roma, nei saloni di Banca Sella. Perché prezioso è l’omaggio ad un artista, Italo Turri, che della “testimonianza” ha fatto il credo del suo incedere, senza mai ricorrere ad una disarticolata funzione dei ruoli: quello dell’uomo e del pittore cresciuto in esso. O viceversa. Un’esperienza, quella di Turri, che potremmo definire primordiale e compiuta, capace di accogliere, in una temporalità – e in una pratica – fatta di corrispondenze assolute e autentiche - mai disgiunte - le ore del dubbio e quelle di fantasticati ragionamenti. Accade allora che i “paesaggi” di Turri pittore non siano i segmenti esagitati di un mondo pallido o greve bensì il “paesaggio”; ovvero il luogo assoluto dove la natura imbriglia il tempo dell’uomo, ne ascolta le confidenze celate, ne muta il calendario e le simmetrie rassicuranti. E c’è il mare che non conosce pietà nelle tele di Turri; e il vento grigio come il piombo che non diserta mai le vie di una città stramba, piegata, notturna; e cani sproporzionati e ringhianti, gatti pronti a balzare e una fauna che è ipotesi di vita. Ci sono gli uomini nelle tele di Turri; entità minuscole che indugiano sopraffatti dal vento e dal tempo, dal mare che non conosce pietà, dai cani ringhianti. Omini sconfitti, spazzati via da una solitudine quasi corporea scritta con la biacca struggente e l’indaco acido. Turri non ha mai conosciuto – assai probabilmente – le grandi città del nostro tempo, le megalopoli che hanno smarrito il sonno o la percezione della luce e dell’ombra. Eppure ne ha narrato la sostanza, l’umanità che ne affolla i perimetri, i giorni. Non è certo il “cuore romantico delle cose”, come avrebbe sostenuto Roland Barthes, ma c’è, nelle opere di Turri – ne sono certo - il “cuore delle cose”.






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