ArteRaku.it - Tempo e riflessione - personale di marco appicciafuoco

Tempo e riflessione

personale di marco appicciafuoco  dal 08/08/2007 al 19/08/2007

  Pietracamela (TE)


Tempo e riflessione

Marco Appicciafuoco
“Tempo e Riflessione”
Chiesa di San Giovanni
Pietracamela (Teramo)
Dal 8-8-2007 al 19-8-2007
A cura di Roberto Durigon

L’Interno della chiesa di San Giovanni, nel borgo di Pietracamela (Te) è animata da volumi ordinati, silenziosi, eppure fortemente eloquenti.
Per comprendere a fondo ciò che queste forme vogliono dirci è importate sottolineare il rapporto dell'artista con l'ambiente naturale.
Appicciafuoco attualmente vive a Castelli, in Abruzzo, sotto il monte Camicia, nei pressi del Gran Sasso. La montagna sublime con tutte le sue regole e le sue necessità, è ciò che quotidianamente vede e vive lo scultore di Castelli. La sua arte quindi, fatta di materiali basilari che richiamano la terra, come il grès, non poteva prescindere da questo. Come non poteva prescindere dalle ferite che il Gran Sasso nasconde agli occhi di chi non vive tra i monti abruzzesi. Una realtà colpita dalla costruzione di Gallerie autostradali, da laboratori di ricerca fisico-nucleare che hanno messo a serio rischio gli equilibri ambientali dell'ecosistema locale. Depauperamento della risorsa idrica, abbassamento delle falde acquifere, estinzione di molte sorgenti, episodi di forte inquinamento.
Costantemente in bilico tra Natura e Scienza, tra misticismo e progresso, Appicciafuoco plasma i suoi materiali alla ricerca di un'espressione Etica dell'arte. Strutturando la sua ricerca artistica come un linguaggio in cui i vari materiali (significanti) si caricano di significati, egli accosta, unisce, impasta i vari fonemi ed esprime attraverso la sua creazione la sua denuncia silenziosa.
Il grès, l'argilla, richiama la creazione dell'uomo, la nostra sostanza vitale. Il vetro trasparente, indica protezione, riparo, qualcosa sospeso tra il solido e il liquido, richiama l'acqua, la vita.
L'acciaio (che spesso compone le basi delle opere) è ciò su cui , come le sculture, si appoggia la nostra civiltà: il progresso, la civiltà scientifica, le porte meccaniche, le armi.
Ed infine la luce, la spiritualità, la coscienza, la sacralità della materia, componente del linguaggio di Appicciafuoco destinata a mitigare il rigore scientifico e a conferire all'espressione del progresso il sentimento del rispetto per i bioritmi della vita.
L'ordine geometrico è evidente. Basti pensare che l'opera posta nella sala centrale della galleria è divisa in nove moduli, e che la maggior parte delle figure che animano le composizioni, sono costruite secondo la sezione aurea. Ma ciononostante è dirompente l'elemento naturale. non possiamo non riconoscere la natura in ciò che vediamo.
"Senza titolo", l'opera più grande presente all'esposizione richiama la nostra conoscenza di montagna.
Non abbiamo dubbi. Come non abbiamo dubbi di fronte ad un monte vero. Quello che si innesca nel fruitore è uno "stato di contemplazione" è quello che Lacan definisce"intensità" dell'opera d'arte, cioè la fascinazione e la cattura dello spettatore dentro il campo intenso dell'opera.
Esponente della Transavanguardia Fredda, Marco Appicciafuoco, segue questa corrente artistica in cui si muove individualmente, ma con etica costruttiva.
"Difendere lo statuto dell'arte" è l'obiettivo di questo pensiero artistico, dice Achille Bonito Oliva, teorico del movimento, e noi crediamo che Appicciafuoco ci riesca nel migliore dei modi.




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