ArteRaku.it - Lancio Spaziale - Margutta RistorArte - Mostra personale di Francesco Bancheri

Lancio Spaziale - Margutta RistorArte

Mostra personale di Francesco Bancheri  dal 30/09/2014 al 25/10/2014

  Roma (RM)


Lancio Spaziale - Margutta RistorArte E’ stata inaugurata presso gli spazi espositivi de Il Margutta RistorArte, in via Margutta 118 a Roma, la personale di Francesco Bancheri “Lancio Spaziale”, con cui si apre ufficialmente la stagione espositiva de Il Margutta RistorArte. La mostra, organizzata da Tina Vannini e curata da Francesca Barbi Marinetti, proseguirà sino al 25 ottobre. Saranno ventiquattro le opere esposte, che rappresentano il lavoro dell’artista romano degli ultimi cinque anni.
La mostra prende il titolo da un’opera che fa parte del ciclo Le partenze. “Lancio Spaziale”, che è il take-off di un missile sulla piattaforma di lancio, pare star fuori dal coro, tra le varie rappresentazioni di mongolfiere in volo. Ma il mondo artistico di Bancheri offre una concezione del tempo, e quindi di velocità, rivisitata. Sono il caso e il gioco a fare da guida. Non solo in quanto motori principali della libertà creativa ma perché concetti chiave di una poetica, di un approccio esistenziale e quindi di un riposizionamento del valore delle cose.
Bancheri si è fatto conoscere e apprezzare per la sua raffinata tecnica del collage – spiega Francesca Barbi Marinetti, curatrice della mostra - attraverso cui mescola uno stile d’impronta dada e surrealista all’immaginario contemporaneo. L’ironia, il gioco e l’accostamento di mondi apparentemente distanti sono gli ingredienti base per un’arte che non rinuncia a declinare sperimentazione e coerenza di contenuti con la ricerca di equilibri cromatici e formali in direzione del piacere estetico. Una formula espressiva che trova radici appunto nel Dada”.
È’ assecondando questa logica libertina – prosegue la curatrice - che Bancheri, come i dadaisti, individua la “combinazione spontanea” come unica regola dell’attività creativa. Il gioco e l’imprevedibile sono le fonti principali del piacere, della meraviglia e quindi della bellezza vera. La volontà in questa concezione è pura illusione, e l’idea di tempo in senso tradizionale impallidisce di fronte ad una dimensione mitica e magica dell’universo in cui tutto si tiene, passato presente e futuro.
“Lancio spaziale – spiega l’artista Francesco Bancheri - è la sintesi di una mia ricerca lavorativa e artistica durata 6 anni, realizzata esclusivamente con la tecnica del collage. Nei miei quadri ho utilizzato ritagli di quotidiani per creare un nuovo mix di messaggi, che esulano dall’ordinario e dalla standardizzazione della notizia e del fatto, alla ricerca del “non detto” e del “nascosto”. Sono del parere che cercare una differente chiave di lettura del giornale possa creare forme del tutto diverse rispetto a quelle che si volevano originariamente raccontare”.
L’artista romano, 36 anni, ha frequentato il Liceo Artistico di Ripetta e l’Accademia di Belle Arti di Scenografia, si ispira direttamente al dadaismo per questo viaggio onirico e surreale alla scoperta di ciò che gli occhi non riescono a raggiungere: “La concezione artistica del dadaismo e del surrealismo, con la sua trasformazione dell’immagine, coinvolgente ma mai appariscente, mi ha stimolato in una costante ricerca di nuovi strati di realtà”.
Accanto alla serie Le Partenze, l’immaginario si popola di animali nell’altra serie presente in mostra, “Ossa”. Elefanti, tigri, leoni, pipistrelli, galli, anch’essi senza tempo: remoti, presenti e futuri, sono l’emblema del processo evolutivo che giunge, passa e permane lasciando traccia del proprio iter.
La matericità del collage lascia spazio a momenti d’intenso lirismo cromatico. Così accade per alcuni sfondi o orizzonti. Questo vale per le sfumature lattiginose di grigioblu in “La corsa dei dirigibili”, le colature rossoazzurre in “Lacrime di cavallo” o quelle acquerellate di “Action” e “Pronti seduti via”, il giallo squillante del ritratto di “Etta” (James), il nitido blu marecielo di “One moment” e “Ognuno ha la sua gabbia”, o il rosso deciso di “Memorie dal sottosuolo”.



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