A’ NABAANY di LUCIO SANTIAGO

Secondo evento collaterale MEX-PRO  dal 14/03/2014 al 06/04/2014

  Trieste (TS)


A’ NABAANY di LUCIO SANTIAGO MEX-PRO intende proporre una serie di inedite iniziative artistiche e culturali incentrate attorno al pianeta Messico in occasione delle celebrazioni per i 140 anni di relazioni diplomatiche tra l’Italia e il Messico, i 150 anni dalla partenza di Massimiliano d'Austria da Miramare e soprattutto quale seconda fase della grande mostra di artisti del Gruppo78 tenutasi da gennaio a settembre 2013 prima a Oaxaca, con la presenza del Sindaco Cosolini, e successivamente a Torreon nello splendido Museo Arocena.
Inserito nel grande progetto PONTE INTERNAZIONALE D'ARTE CONTEMPORANEA ITALIA MESSICO (PIACIM) - nato tre anni fa proprio a Muggia, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura della cittadina istroveneta, con la mostra di Manolo Cocho "Geografica/Arte de la tierra" - promosso dall’Associazione culturale GRUPPO78 International Contemporary Art assieme all'associazione messicana DESIERTO contemporary art productions, MEX-PRO si fonda su due piloni portanti: la mostra “Circa 2000” della collezione Josè Pinto Mazal con 90 artisti messicani prevista alle Scuderie del Castello di Miramare e l’incredibile installazione "2.501 Migrante" dell’artista Alejandro Santiago composta da 2.501 statue di terracotta - un vero e proprio popolo di migranti, tema universale di scottante attualità - che invaderà, in piena estate, piazza Unità d’Italia a Trieste.
Tutt’attorno un corollario di eventi collaterali, fra questi la mostra A'NABAANY di LUCIO SANTIAGO.
A' Nabaany è una parola dell'antica lingua Zapoteca che tradotta in spagnolo significa "vita". La mostra, appositamente ideata per lo spazio del Carrà, s'innesta nei vissuti del giovane artista che di recente ha conosciuto il dramma della morte attraverso la prematura scomparsa del padre, il grande Alejandro Santiago, non solo artista, ma anche straordinario personaggio dalla profonda cultura sincretica, tra scienza e saperi "altri". Nello stesso tempo, dall'altro filo dell'esistenza, lo sbocciare della vita, con un figlio in arrivo. Questa opposta dualità, bios e thanatos, viene ripercorsa attraverso l'invenzione artistica, con un'installazione che assorbe in sé sia l'antica cultura precolombiana con le sue specifiche crudeli modalità, sia l'attualità dei media tecnologici per completare con video-proiezioni la magica intensità del suo messaggio di morte da cui spunta la vita.
Lucio Santiago costruisce il suo personale "Tzompantli", una sorta di rastrelliera usata nelle culture mesoamericane per appendervi teschi umani, appartenenti di solito a prigionieri di guerra o a vittime sacrificali. Lucio Santiago vi allude metaforicamente distribuendo nello spazio museale una serie innumerevole di disegni a china di piccolo formato, rappresentanti teschi realizzati con segno leggero e disinvolto, collegati tra loro da un filo rosso. Il filo sottile della vita che rinasce dalla morte. E vi proietta sopra un video che visualizza il suo battito cardiaco. Come a dire la sua pulsione vitale che si allaccia ai due estremi della morte e della vita in proiezione futura.
A'Nabaany dunque, nel racconto dell'artista, evoca una situazione ambigua. Partendo da una condizione negativa, di oscuro pericolo e di paura, sfocia poi in una prospettiva solare, come accadeva a lui quando da bambino soffriva di incubi notturni che lo spaventavano e al risveglio il padre lo rincuorava dicendogli che era l''A Nabaany", che di sicuro gli avrebbe portato fortuna.
Un intreccio di antiche prassi e culture preispaniche, di modalità espressive contemporanee in una visione che abbraccia vita e morte, insistendo su una consacrata cultura messicana che si nutre di passato di presente e di futuro



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