Stefano Frascarelli

plexi  dal 06/10/2013 al 20/10/2013

  Assisi (PG)


Stefano Frascarelli Ogni uomo che tenti di esprimersi con le arti non può prescindere dall’osservazione della natura da cui si trova circondato e di cui è piccola parte. Il paesaggio è quanto di più naturale si possa osservare e i suoi elementi, presi singolarmente o nell’insieme, sono spunti preziosi. A ciascun elemento è possibile associare colori, sfumature e divagazioni cromatiche. Tutti gli elementi sono complementari e da qui nasce la mia iniziale esigenza di separarli nettamente evitando così che si confondano diventando indistinguibili. In un orizzonte visivo privo di umanità cielo e mare rischiano di essere uno il riflesso dell’altro fino a fondersi nella stessa massa. Una linea orizzontale netta crea ordine, divide gli elementi e salva il colore dalla contaminazione degli altri. Il mare, il cielo e la luce dipinti discendono dai corrispettivi della realtà ma, io stesso dico forse, contengono significati più intimi che includono i concetti di profondità, apertura, oppressione, liberazione e, più di ogni altro, bellezza.
Il valore assoluto del colore, la sua ricchezza, non riesce a contenersi all’interno di limiti che non siano stati imposti a priori. Il senso del limite, della divisione, del confine comportano il coraggio di confrontarsi con essi che, però, in un secondo momento smettono di essere illusoriamente utili e diventano barriera. A questo punto il coraggio risiede nel gesto semplice e audace di scegliere autonomamente di non tirare una linea e di lasciare che gli elementi e i colori impongano la loro natura libera. Il risultato sono dipinti astratti che dietro un’apparente semplicità esecutiva nascondono un’intensa complessità che prelude al gesto. Nella composizione non ci sono più punti di riferimento e a questa condizione si adegua anche il supporto che da robusto e immanente diventa trasparente, quasi assente, quasi che il colore fluttui senza appoggiarsi a nulla. I colori galleggiano su loro stessi e gli stessi elementi si appropriano non solo dello spazio che loro compete ma di quello desiderato. Così l’idea di un paesaggio si traduce in forme indipendenti che al posto di limiti determinano legami, inclusioni, colori che esplodono determinando l’implosione di altri. L’unica possibilità di fermare questa complessità di movimento la propone la trasparenza del supporto di plexiglass che dà l’illusione di bloccare quello che è mobile.



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