ArteRaku.it - A. Riccardo Mannelli - Parlando proprio di corpo

A. Riccardo Mannelli

Parlando proprio di corpo  dal 10/11/2012 al 06/12/2012

  Roma (RM)


A. Riccardo Mannelli La mostra di Riccardo Mannelli si dispiega attraverso quarantasei disegni a matita e grafite. Questi, estrapolati dal book originale, sono stati sapientemente utilizzati anche per la pubblicazione di un libro, dello stesso formato e dello stesso fascino del book originale, edito per l'occasione a cura di Tricromia.
La mostra e il libro si avvalgono della presentazione inedita di Ascanio Celestini che trasforma l’incontro con A, la modella dell’artista, in un racconto intenso e realistico, trasferendoci forti emozioni, come solo le acute e poetiche osservazioni di Ascanio possono fare.

Nello stesso contesto Mannelli trae ispirazione dal suo lavoro trovando affinità con A day in the life -The Beatles ( album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band-1967)
A day in the life. Un giorno nella vita, il ragazzo doppio Lennon McCartney da’ un’accelerata alla sua schizofrenia diventando il Fab-One assoluto per quattro minuti e mezzo. E così il lavoro poiètico ha inizio!
C’è da fare ritratti. Vuoi qualcosa di più spudorato di un ritratto?
Sia l’artista Mannelli, sia il poeta – attore Celestini interagiscono con una modella, tutti e due ne devono trarre un ritratto, tutti e due a modo loro hanno interpretato A.

Mannnelli scrive: non so chi sia A. quando si presenta puntuale a studio.
Ha una sincerità disarmante, una tranquillità determinata. E una giovane saggezza corporea. E’ spudoratamente sana. Si comincia.

Celestini incontra A, per un’intervista, quando i ritratti sono molto avanti….
La storia di A., che in queste righe è riassunta e rimontata utilizzando le sue parole, è una parata di corpi.
Mi pare sia questa immagine del corpo il raccordo che collega la storia di A. alla visione di Riccardo. Lo capisco alla fine del suo discorso, dopo due ore, nel momento in cui me lo fa capire lei, quando dice: c’era infatti un signore, parlando proprio di corpo. Ci mette dentro un “infatti” come se le avessi chiesto fin dall’inizio di presentarmi la sua idea del corpo. E con quel parlando proprio di corpo lo ribadisce. Quattro parole che, senza saperlo, sono il titolo che A. ha scelto per queste paginette.
Perché possiamo essere cose diverse in momenti diversi. Una volta cittadini che si occupano di politica, un’altra volta clienti in fila davanti alla cassa. E possiamo anche cambiare. Da sconfitti a vincitori, da operai a disoccupati, da poveri a ricchi. Un’identità può nascondere l’altra. Si sovrappone, si erge mettendo tutto il resto in ombra. Ma il corpo non è occultabile. Il corpo c’è sempre.
È involontariamente presente.
Involontario come il battito cardiaco o la respirazione.

(Ascanio Celestini)



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