ArteRaku.it - Uomini: Prospettiva Retrospettiva - Mostra fotografica di Giorgia Fiorio

Uomini: Prospettiva Retrospettiva

Mostra fotografica di Giorgia Fiorio  dal 11/11/2006 al 07/01/2007

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Uomini: Prospettiva Retrospettiva UOMINI: PROSPETTIVA RETROSPETTIVA
Mostra a cura di Enzo Biffi Gentili e Giorgia Fiorio
con la collaborazione di Grazia Neri

MIAAO – Museo Internazionale delle Arti Applicate Oggi
via Maria Vittoria 5 – Torino
11 novembre 2006 - 7 gennaio 2007


Il tema della rappresentazione della ‘bellezza virile’ in ‘comunità chiuse’, fondate in buona parte sulla forza fisica, ha trovato a partire dagli anni ’90 una straordinaria originale interprete nella celebre autrice di reportages Giorgia Fiorio, torinese ma cittadina del mondo da decenni, con le sue fotografie di soldati, pugili e legionari, toreri e pompieri, minatori e marinai.

La mostra Uomini: Prospettiva Retrospettiva, inedita per l’Italia, presenta dieci immagini per meglio far ri-conoscere in patria uno dei più interessanti talenti creativi a livello internazionale. Una selezione tratta dalla serie di monografie che Giorgia Fiorio ha realizzato per il progetto Uomini al quale ha lavorato per dieci anni (dal 1993) sulle “comunità chiuse maschili nella società occidentale. Esseri umani che - nel nostro tempo - avevano scelto di vivere in un quotidiano confronto fisico estremo con la morte e con se stessi”.
Ma l’ esposizione al MIAAO non è solo un ‘atto dovuto’, e il suo titolo indica non tanto il carattere di retrospettiva, quanto di prospettiva, di questo lavoro. Che viene presentato, come prima non era mai avvenuto, solamente attraverso dieci immagini, magistralmente stampate dal laboratorio La Chambre Noire di Parigi in grande formato 100x100, e montate recto-verso, mostrandone un lato ‘invertito’ (la ‘retrospettiva’ va quindi intesa anche tecnicamente e concettualmente).
La scelta di ordinamento compiuta al MIAAO è quella di rappresentare Giorgia Fiorio -soprattutto per chi ancora credesse alle distinzioni e alle gerarchie tra le discipline, tra fotografia ‘autonoma’ espressivamente e ‘documentaria’, di reportage- come una ‘artista che usa la fotografia’. Perchè Giorgia è senza dubbio alcuno figura complessa e ambigua, nell’accezione migliore del termine, il che consente, ed esige, diversi livelli di interpretazione. A esempio nella lettura ‘specialistica’ di Gabriel Bauret, la Fiorio, iscrivibile tra i “fotografi del reale”, attenta “ai valori del bianco e nero”, “va al di là dei corpi, approda ad altre rive, affronta altre forze. Sono in gioco la forza mentale, la sensibilità, se non addirittura il dubbio e la fragilità”. L’analisi compiuta da Enzo Biffi Gentili non è divergente, ma differente: accettato il principio della coesistenza in ogni macho di un micio, e al MIAAO non potrebbe essere altrimenti, sottolinea l’evidente ‘fil noir’ che attraversa gli spazi di questi uomini, e che può condurre, più o meno rapidamente o direttamente, alla questione cruciale del rapporto con la morte. Non solo perché questi uomini fanno mestieri pericolosi, ma perché, come insegna Georg Simmel, il concetto di morte è strettamente legato a quello di forma: “il segreto della forma sta nel fatto che essa è confine; essa è la cosa stessa e, nello stesso tempo, il cessare della cosa, il territorio circoscritto in cui l’Essere e il Non-più-essere della cosa sono tutt’uno”. Secondo Biffi Gentili, questa citazione può divenire una delle spiegazioni più alte e persuasive della misteriosa qualità iperestetica e metafisica, formalista e simbolista di queste immagini di Giorgia, ove Legionari appaiono come Ofelie…e, nel contempo, la “causa finale”anche dell’attuale lavoro dell’artista, intitolato Il Dono, ispirato da esperienze religiose e iniziatiche.




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